Gio.Kernel - Blog di Giovanni B. Saccone in diretta dall'Italia! - Apple, Mac, Lezioni di Vita, Video, Internet, News, Google, Chi più ne ha più ne metta! :-)

Visualizzazione post con etichetta Lezioni di Vita. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Lezioni di Vita. Mostra tutti i post

lunedì 20 aprile 2009

Furto d’identità sui social network!


Il boom dei social network, in particolare Facebook, costituisce per gli hacker un nuovo campo d’azione, dallo spamming al furto di identità.


Riprendendo un articolo apparso su ItWorld, vi mostro come con pochi semplici passi chiunque, senza essere hacker, possa fingersi un’altra persona. Naturalmente questo non è un invito, ma un campanello d’allarme, per porre l’attenzione su un fenomeno sempre più crescente e da cui noi possiamo non essere immuni.




Vediamo la “procedura”:

  • Inviamo una richiesta di amicizia a una dozzina di persone sconosciute su MySpace. Supponiamo che circa la metà accetti. Ora facciamo un elenco dei loro amici;
  • Andiamo su Facebook e richiediamo l’amicizia a queste 6 persone: tutte dovrebbero accettare l’amicizia poiché abbiamo appena stabilito una “relazione” su MySpace;
  • Ora facciamo un elenco dei loro amici su Facebook e confrontiamola con quella fatta precedentemente su MySpace. Sicuramente troveremo persone iscritte a MySpace ma non a Facebook. A questo punto, recuperiamo alcune fotografie dai profili MySpace e creiamo dei profili di queste persone su Facebook, utilizzando foto e dati recuperati dall’altro social network. Inviamo da questo profilo richieste di amicizie agli amici. Questa operazione non può che avere successo: se poi consideriamo che è Facebook stesso a suggerire le amicizie, in base alle nostre relazioni, il gioco è fatto;
  • Possiamo iniziare a sfruttare queste amicizie per i nostri scopi.

Ma quali scopi? Semplice: ad esempio, ci si può fingere in difficoltà economiche e chiedere soldi agli amici. Oppure: chiedere agli amici quando andranno in vacanza, in modo da scoprire quando la loro casa sarà libera.

Come detto, situazioni del genere non sono poi insolite: ecco un caso.

Quindi state molto attenti alle amicizie sui social network e soprattutto alle informazioni che lasciate. Queste potrebbero essere utilizzate da malintenzionati per scopi non piacevoli per noi.



domenica 22 marzo 2009

Non è mai troppo tardi...



La vita è un’opportunità, coglila.
La vita è bellezza, ammirala.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne realtà.

La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, abbine cura.

La vita è ricchezza, valorizzala.
La vita è amore, vivilo.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.

La vita è tristezza, superala.
La via è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, accettala.
La vita è un’avventura, rischiala.
La vita è la vita, difendila.
La peggiore malattia oggi
e’ il non sentirsi desiderati
ne’ amati, il sentirsi abbandonati.
Vi sono molte persone al mondo
che muoiono di fame,
ma un numero ancora maggiore
muore per mancanza d’amore.
Ognuno ha bisogno di amore.
Ognuno deve sapere
di essere desiderato, di essere amato,
e di essere importante per Dio.
Vi e’ fame d’amore,
e vi e’ fame di Dio.

Ama la vita così com’è
Amala pienamente,senza pretese;
amala quando ti amano o quando ti odiano,
amala quando nessuno ti capisce,
o quando tutti ti comprendono.

Amala quando tutti ti abbandonano,
o quando ti esaltano come un re.
Amala quando ti rubano tutto,
o quando te lo regalano.
Amala quando ha senso
o quando sembra non averlo nemmeno un pò.

Amala nella piena felicità,
o nella solitudine assoluta.
Amala quando sei forte,
o quando ti senti debole.
Amala quando hai paura,
o quando hai una montagna di coraggio.
Amala non soltanto per i grandi piaceri
e le enormi soddisfazioni;
amala anche per le piccolissime gioie.

Amala seppure non ti dà ciò che potrebbe,
amala anche se non è come la vorresti.
Amala ogni volta che nasci
ed ogni volta che stai per morire.
Ma non amare mai senza amore.

Non vivere mai senza vita!

Madre Teresa di Calcutta

Il travet dovrà spegnere la luce dell’ufficio

Stamattina stavo leggendo qualche articolo su internet: ve ne propongo uno tratto da ilGiornale.it, curioso, interessante e speriamo che non si esaurisca in una bolla di sapone...



"Immaginate. C’è un mondo dove la gente lascia acceso il computer anche quando ha smesso di lavorare, dove spostare il mouse su start e cliccare su «chiudi sessione» è una fatica bestiale. C’è un mondo dove i dirigenti usano la fotocopiatrice dell’ufficio per riprodurre le cinquecento pagine del libro di scuola del figlio. C’è un mondo dove quando ci si ammala si fa di tutto per non guarire, solo per stare a casa, senza lavorare, il più a lungo possibile. Questo mondo non si trova da qualche parte nella costellazione del cigno o sul pianeta Urania, ma è in mezzo a noi, si confonde con noi e qualche volta interagisce perfino con le nostre banali forme di vita. Questo pianeta ha vari nomi: ministero, regione, provincia, comune, parastato, Inps, agenzia delle entrate, e così via, fino al più generico pubblica amministrazione. Gli antichi lo chiamavano, con la solita sintesi, il mondo dei travet. Eccolo. Ora lì sembra che stia accadendo qualcosa di strano, una sorta di perturbazione super-efficientista, che rischia di rivoluzionare la vita quotidiana di questa razza semi-aliena. All’origine di tutto ciò c’è un certo signor Brunetta, che da quelle parti chiamano: il ministro.
Le città dei travet sembrano luoghi piuttosto bislacchi. Chi lavora da queste parti, dove tutto è pubblico, con muri carichi di scartoffie, carta su carta, deve aver ereditato strane abitudini. A metà mattina s’incontrano per una chiacchierata, scivolano fuori dagli uffici e si ritrovano in un punto preciso, qualcosa di simile alle vecchie piazze di paese. Solo che qui non ci sono bar o monumenti, ma macchinette del caffè, merendine, succhi di frutta alla papaya fuori mercato dalle olimpiadi di Los Angeles, fermenti lattici surgelati, girelle anni ’80 e bevande calde al gusto di tè. Il rito si ripete tre-quattro volte al giorno, dura almeno mezz’ora e dicono che sia normale. Si racconta che questa vecchia abitudine sia garantita da una carta costituzionale persa secoli fa in qualche archivio leggendario. Qualcuno sostiene che sia stata scritta prima dello Statuto Albertino. Fatto sta che da allora il diritto al caffè lungo è la libertà inviolabile della città dei travet. La madre di tutte le libertà. È da lì che nasce una sorta di mondo alla rovescia. I travet non conoscono il concetto di risparmio, amano sparlare dei loro colleghi, sono in guerra da sempre con un fantomatico popolo che loro chiamano «gli utenti» e con cui ingaggiano furibonde lotte a colpi di sportelli chiusi. L’arma segreta dei travet è una lingua alchemica, il burocratese, con cui riescono a disorientare i nemici, tanto da renderli tutti deficienti. I travet sono maestri nell’arte dell’immaginazione, inventano storie mirabolanti per giustificare ritardi e inefficenze. I più fantasiosi fanno carriera. Le città sono organizzate per caste chiuse. I capi, sorta di sacerdoti-sciamani del fannullismo, sono conosciuti con il nome di dirigenti. È per loro che il signor Brunetta, uno che ha una certa dimestichezza con le città fantastiche, visto che viene da quell’arcipelago galleggiante di campi e campielli che è Venezia, ha appena scritto una serie di comandamenti rivoluzionari. Il vademecum del perfetto dipendente rischia ora di far scomparire le città dei travet. Sembra assurdo, ma l’uomo chiamato ministro si è messo a pretendere cose di questo tipo. È vietato rivelare ad amici e conoscenti i segreti d’ufficio. Non è possibile giocare a calcetto o andare a Capo Horn in periodo di malattia. Non si possono picchiare i colleghi e neppure i tanto odiati utenti. È vietato stare in ufficio con le mani conserte, arrivare in ritardo, insultare l’azienda, sfasciare la scrivania e perfino lasciare le luci accese la notte. Il signor Brunetta dice che nei casi più gravi, quando per esempio qualcuno mette una bomba e fa esplodere tutta la città, con tanto di scartoffie, la pena arriva addirittura al licenziamento. È la fine di una civiltà. Ora già si parla di guerra civile. Un gruppo di eroici resistenti si sta già organizzando sotto la gloriosa sigla Cgil, mentre una minoranza di collaborazionisti dissacra simboli e monumenti della tradizione. Si narra che di notte sono state decapitate le statue dell’eroe nazionale del pianeta dei travet. Sì, proprio lui, il mitico Fantozzi."

Personalmente credo che non si discosti molto dalla realtà... Spegnere una luce in più, un computer acceso per il giorno dopo, riciclare o riusare la carta, far scorrere l'acqua solo quando serve... Sono accortezze, piccole cose che nel loro insieme contribuiscono a risparmiare sia in termini monetari sia in termini energetici, visto che di pianeta per noi vivibile ce n'è uno, sarà meglio che duri... Ovviamente questo non solo nella pubblica amministrazione, ma nella vita di tutti i giorni, ovunque.

Il tanto poco fa il molto!

domenica 1 marzo 2009

Stay hungry stay foolish - Siate affamati siate folli


Dedicato alle scelte di vita...


Oggi vi propongo un'altra riflessione.

Il 12 giugno 2005 Steve Jobs, CEO di Apple e Pixar, tenne un discorso in occasione della cerimonia annuale per il conferimento delle lauree a Stanford. In quell'occasione raccontò alcuni aspetti della sua vita, come le sue scelte importanti e ciò che lo spinse a compierle. Non mi dilungo nell'introduzione, perché il suo discorso è davvero toccante, quindi risulterebbe inutile. Vi dico solo che non è un monologo fine a se stesso o fine a Steve Jobs o ai "fan di Apple", è qualcosa che ci fa riflettere, specie se non abbiamo ben chiaro il nostro cammino futuro.

L'evento è presentato in due video in inglese, coi sottotitoli italiani.


I PARTE



II PARTE

sabato 21 febbraio 2009

Randy Pausch: last lecture

Una lezione di vita...

Chiudo la giornata di oggi proponendovi una lezione di vita.
Niente Mac, niente Windows, niente di tutto ciò...


Sono 10 minuti, non un'eternità... Ma sufficienti a cogliere un punto di vista che può cambiare la vita...